Dolore al tallone dopo aver ripreso a correre: fascite o fasciopatia plantare?

Settembre è il mese dei buoni propositi: finite le vacanze, molte persone ricominciano a correre con l’obiettivo di rimettersi in forma e perdere peso. Spesso, però, si passa rapidamente da settimane di relativa inattività a più allenamenti ravvicinati. Ed è proprio in questo momento che può comparire dolore sotto il tallone.

Correre e sudare fanno davvero dimagrire?

Prima di parlare del piede, è utile chiarire un concetto: la corsa, da sola, non garantisce il dimagrimento e sudare di più non significa perdere più grasso.

Il sudore serve principalmente a regolare la temperatura corporea. La diminuzione di peso osservata subito dopo l’allenamento è dovuta soprattutto alla perdita di liquidi, che vengono recuperati bevendo.

Correre aumenta il dispendio energetico e può contribuire al dimagrimento quando aiuta a creare, nel tempo, un bilancio energetico favorevole. Alimentazione, attività complessiva, recupero e costanza restano fondamentali. Approfondiremo questo argomento in un articolo dedicato.

Fascite o fasciopatia plantare?

Il termine più conosciuto è “fascite plantare”, ma nei disturbi persistenti è spesso più corretto parlare di fasciopatia plantare. Non si tratta necessariamente di una semplice infiammazione, ma di una condizione legata alla risposta della fascia plantare ai carichi ai quali viene sottoposta.

Il problema può comparire quando la quantità di corsa aumenta più rapidamente della capacità del piede e degli altri tessuti di adattarsi. Non è quindi la corsa a essere dannosa: conta soprattutto come viene introdotta e gestita.

I sintomi più caratteristici sono:

  • dolore sotto o nella parte interna del tallone;
  • fastidio durante i primi passi del mattino;
  • dolore dopo essere rimasti seduti;
  • peggioramento dopo la corsa o nelle ore successive.

Non tutti i dolori al tallone, però, dipendono dalla fascia plantare. Disturbi del cuscinetto adiposo del tallone, tendinopatia inserzionale dell’Achille, irritazioni nervose e fratture da stress possono produrre sintomi simili.

A cosa serve la valutazione ecografica?

La valutazione parte dall’ascolto dei sintomi e dall’esame clinico e funzionale. Quando indicato, l’ecografia muscoloscheletrica permette di osservare la fascia plantare e valutarne lo spessore, la struttura e la zona d’inserzione sul calcagno.

Presso il nostro studio Physiomaster eseguiamo la valutazione ecografica della fascia plantare come supporto al ragionamento clinico. L’immagine ecografica non deve essere interpretata isolatamente: eventuali alterazioni vanno sempre messe in relazione con i sintomi, la storia della persona e i test funzionali.

Valutazione ecografica della fascia plantare presso Physiomaster a Rende
Il dott. Andrea Muoio durante la valutazione ecografica della fascia plantare presso Physiomaster.

Bisogna smettere di correre?

Non necessariamente. In molti casi è possibile ridurre temporaneamente chilometri, velocità o frequenza degli allenamenti, mantenendo le attività tollerate e programmando una ripresa graduale.

Le linee guida del 2023 indicano un percorso che può comprendere educazione, gestione del carico, stretching specifico, rinforzo progressivo dei muscoli del piede e della caviglia e terapia manuale quando indicata.

Nei casi persistenti, le onde d’urto possono essere prese in considerazione all’interno del percorso riabilitativo. I plantari possono essere utili in alcuni casi, ma non dovrebbero rappresentare l’unico trattamento.

Se il dolore aumenta, modifica il modo di camminare o impedisce di correre con continuità, una valutazione fisioterapica può aiutare a identificare il problema e programmare un ritorno graduale all’attività.

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